Adolescenti e sport: perché abbandonano l’attività fisica

13/09/2025, 06:20

Si è tenuto il 12 settembre, presso Castel Mareccio a Bolzano, il convegno “Drop out sportivo in età adolescenziale” incentrato su un’indagine condotta congiuntamente dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige e la Provincia sull’abbandono dello sport durante l’adolescenza.

Da sinistra: Frank Blumtritt, Josef Widmann, Giorgio Merola, Thomas Tiefenbrunner, Mirko Bonetti, Elio Assisi, Hubert Messner, Laura Rech, Peter Brunner, Antonio Fanolla, Valentino Beccari, Patrizia Corazza, Paolo Trotter
Da sinistra: Frank Blumtritt, Josef Widmann, Giorgio Merola, Thomas Tiefenbrunner, Mirko Bonetti, Elio Assisi, Hubert Messner, Laura Rech, Peter Brunner, Antonio Fanolla, Valentino Beccari, Patrizia Corazza, Paolo Trotter

Perché gli adolescenti smettono di fare sport? A questa domanda ha cercato di rispondere lo studio esplorativo condotto dal Servizio di Medicina dello Sport e dell’esercizio fisico dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige in collaborazione con la Provincia di Bolzano. L’obiettivo era analizzare il fenomeno del drop out sportivo in età adolescenziale, vale a dire l’abbandono dello sport negli anni più importanti della crescita.

La ricerca ha coinvolto 343 studenti tra i 15 e i 17 anni di quattro istituti superiori della provincia, ai quali è stato somministrato un questionario strutturato, preparato su un campione potenziale di 480 scolari. Le scuole in questione sono il Liceo scientifico “E. Torricelli”, il Realgymnasium “Campus Fagen”, l’IISS “Claudia de’ Medici” e il Sozialwissenschaftliches Gymnasium.

I dati raccolti evidenziano che il 20,4% delle ragazze e dei ragazzi non pratica sport e che la quota di praticanti continuativi cala progressivamente con l’età, passando dal 70% tra i 15enni a meno del 60% tra i 17enni. Le cause principali dell’abbandono sono la mancanza di tempo (41,4%), gli impegni scolastici, altri interessi personali (31,4%) e la perdita di motivazione (30%). Il fenomeno colpisce in misura maggiore le ragazze: il 90% di chi non pratica sport è di sesso femminile.

L’Assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute, Hubert Messner, presente al convegno, evidenzia: «È durante l'adolescenza che si gettano le basi per una vita sana, anche per quanto riguarda l'attività fisica e lo sport. L'attuale studio ci fornisce indicazioni preziose sul perché molti giovani abbandonano lo sport. Queste conoscenze sono fondamentali per sviluppare strategie di prevenzione mirate a stimolare in modo duraturo l'interesse dei giovani per l'attività fisica».

Peter Brunner, Assessore provinciale allo Sport, aggiunge: «Lo sport è essenziale per lo sviluppo dei nostri giovani. Promuove il benessere, le competenze sociali e la fiducia in se stessi. È preoccupante che sempre più giovani abbandonino la pratica sportiva. Dobbiamo saperli ascoltare e trovare insieme soluzioni per preservare lo sport come spazio di gioia e salute».

Il Direttore sanitario Josef Widmann, invece, prende spunto dai suoi trascorsi sportivi per sottolineare quanto lo sport sia sinonimo di comunanza ed amicizia: «Ero entusiasta dalla squadra di pallamano di cui facevo parte e ricordo ancora con grande emozione i contatti che ho creato sin dalla scuola media. Penso che nella pratica sportiva la famiglia, la scuola, le società e mentori capaci siano fondamentali».

«Lo studio evidenzia anche un aspetto incoraggiante: un terzo degli studenti che ha smesso sarebbe disposto a riprendere l’attività sportiva – spiega Laura Rech, Coordinatrice tecnico-assistenziale della Medicina dello Sport e membro del gruppo di ricerca –. Un segnale importante, che apre alla possibilità di percorsi di reinserimento e programmi mirati per riportare i giovani a praticare nuovamente un’attività sportiva. Vorrei cogliere l’occasione anche per ringraziare tutto il gruppo di ricerca per l’ottimo lavoro svolto».

Fabian Tait, centrocampista e capitano della FC Südtirol, sottolinea che devono essere proprio le difficoltà a spingere uno sportivo a migliorare se stesso, senza ricercare alibi negli altri. In particolare, Tait ricorda l'inizio della sua carriera quando, ancora giovanissimo, perse la madre: «Quando vengono a mancarti i punti di riferimento, specie a 17-18 anni come nel mio caso, diventa tutto più difficile. Ho pensato anche di mollare perché oltre alla malattia di mamma, a scuola non andava benissimo e a Mezzocorona giocavo poco – racconta –. A darmi la motivazione è stata proprio mia madre perché quando le confessai di voler smettere, lei mi disse di ricordare la passione che avevo per il calcio e tutti i sacrifici che avevo fatto per giocare. Da quel momento in poi, ho cercato di dare sempre il meglio di me. Quando le cose vanno male e non si gioca, nello sport parliamo di "cultura dell'alibi", scaricando le nostre colpe sugli altri. Invece, bisogna puntare a migliorare se stessi, concentrandosi nel colmare le proprie lacune».

Lo studio conferma che il drop out sportivo non dipende da una sola causa, ma da un insieme di fattori personali, sociali e organizzativi. Per questo, le strategie di contrasto devono agire su più livelli: promuovere attività sportive flessibili, bilanciare tempi di scuola e sport, rafforzare la motivazione e sottolineare il valore educativo e relazionale dello sport. Lo studio rappresenta una base di partenza per future ricerche estese all’intera popolazione scolastica provinciale.

Gli interventi del convegno

  • Elio Assisi, Medico dello sport del Servizio di Medicina dello Sport, Azienda sanitaria dell’Alto Adige: “Dall’evidenza scientifica alla prevenzione: una panoramica tra dati e riflessioni”;
  • Mirko Bonetti, Statistico dell'Osservatorio per la Salute, Provincia Autonoma di Bolzano: “Il drop out sportivo attraverso i numeri”;
  • Giorgio Merola, Psicologo dello sport dell’Istituto Einaudi: “Comprendere l’abbandono sportivo tra gli adolescenti: chi lascia lo sport e cosa possiamo imparare”;
  • Thomas Tiefenbrunner, Vicepresidente Verband der Sportvereine Südtirols (VSS) e Paolo Trotter, Presidente Unione Società Sportive Altoatesine (USSA): “Dai dati all’esperienza: come lo sport vive il drop out”;
  • Fabian Tait, Capitano FC Südtirol: “La voce dell’atleta: tra fatica e motivazione”.

Informazioni per i media
Ripartizione Comunicazione, Azienda sanitaria dell’Alto Adige, Tel. 366 638 2268

RL

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